Concelebración con el Santo Padre Francisco

Si volvemos la mirada hacia el tiempo en el cual se fundaba nuestra Orden de los Clérigos Regulares (Teatinos), una acuciante sed de reforma sería la imagen más nítida que nuestra retina conservaría. Y en ese afán de reforma, in capite et in membris, un vector claro para conseguir el objetivo propuesto fue la fidelidad a la Cátedra de Pedro. Por ello, nuestra Orden nació a los pies mismos del Altar de la Confesión del Príncipe de los Apóstoles. De la misma manera nuestras Constituciones nos recuerdan que «nuestros Fundadores decidieron… hacer vida clerical… bajo una humilde e inmediata sujeción y una especial protección del Romano Pontífice y la Sede Apostólica» (art. 1), y que «nos profesamos hijos leales del Romano Pontífice, a quien, además de estar obligados a obedecerle en virtud del voto de obediencia, dedicaremos una especial veneración, amor, sumisión y fidelidad en su servicio» (art. 28).
Siguiendo este espíritu fundacional, el lunes 19 de octubre del 2015, cuando Roma aún estaba en penumbras y una tenue lluvia otoñal bañaba el empedrado de las calles, el Prepósito General de los Clérigos Regulares (Teatinos), Rvdmo. P. Salvador Rodea González, C.R., junto al Vicario General, R.P. Marcelo R. Zubia, C.R., se hizo presente en la capilla de la Casa Santa Marta, en la Ciudad del Vaticano, para revivir esa devoción al Sucesor de Pedro que animó a nuestros Mayores.
Una bella ocasión para escuchar la voz de quienes el Pastor por excelencia de la grey católica. Y el Papa Francisco no escatimó argumentos para plantear que no se debe vivir apegado a las riquezas, que en sí no son malas, pero que crean una idolátrica dependencia en quien les abre de par en par el corazón. Para Jesús no es así, ése no es el auténtico camino de la vida justa.
Palabras que nos traen ecos de los manantiales teatinos, que fluyen, frescos, diciéndonos «no pueden servir a dos señores… No pueden servir a Dios y al dinero» (Mt 6, 24Mt 6, 24
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Dios y las riquezas 24 “Nadie puede servir a dos amos, porque odiará a uno y querrá al otro, o será fiel a uno y despreciará al otro. No se puede servir a Dios y al dinero.u

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). Providencialmente, la reflexión del Romano Pontífice nos puso en el andén de la teatinidad, para degustar con mayor delicadeza la celebración en la Domus Sanctae Marthae.
Como testimonio de nuestra presencia allí, podemos recoger que, mientras la voz del Papa Francisco pronunciaba cada frase con una lenta cadencia, nuestros pensamientos se elevaban hacia la profundidad de ese momento. Delante estaba el Vicario de Cristo, aquél que es Cabeza visible de la Iglesia, cómo no emocionarse, cómo no dejarse impactar por una sencillez retórica que penetra hasta la médula. Indudablemente, cum Petro hay un camino claro para ver la luz que ilumina nuestros tiempos.
Y para que todos puedan meditar y contemplar con placer espiritual lo referido por el Santo Padre ese lunes 19 de octubre, transcribimos un fragmento de la homilía que él pronunciara en la celebración respectiva, según la crónica de L’Osservatore Romano:

Quanto e come

Lunedì, 19 ottobre 2015
(de: L’Osservatore Romano, ed. cotidiana, Año CLV, n.239, 19-20/10/2015)
«“La cupidigia è un’idolatria” da combattere con la capacità di condividere, di donare e di donarsi agli altri. Il tema spinoso del rapporto dell’uomo con la ricchezza è stato al centro della meditazione di Papa Francesco durante la messa celebrata a Santa Marta la mattina di lunedì 19 ottobre.
Partendo dal brano evangelico di Luca (12, 13-21) che narra dell’uomo ricco preoccupato di accumulare i proventi dei suoi raccolti, il Pontefice ha notato come “Gesù insista contro l’attaccamento alle ricchezze” e “non contro le ricchezze in se stesse”: Dio, infatti, “è ricco” –egli stesso “si presenta come ricco in misericordia, ricco in tanti doni” – ma “quello che Gesù condanna è proprio l’attaccamento alle ricchezze”. Del resto, lo “dice chiaramente” quanto sia “molto difficile” che un ricco, cioè, un uomo attaccato alle ricchezze entri nel regno dei cieli.
Un concetto, ha continuato il Papa, ribadito in maniera ancora più forte: “Voi non potete servire due padroni”. In questo caso Gesù, ha sottolineato Francesco, non mette in contrapposizione Dio e il diavolo ma Dio e le ricchezze, perchè “l’opposto di servire Dio è servire le ricchezze, lavorare per le ricchezze, per averne di più, per essere sicuro”.
Cosa accade infatti in questo caso? Che le ricchezze “divengono una sicurezza” e la religione una sorta di “agenzia di assicurazioni: ‘Io mi assicuro con Dio qui e mi assicuro con le ricchezze qui’”. Ma Gesù è chiaro: ‘Questo non è possibile’”.
[…]
Perciò, ha spiegato Francesco, Gesù invita a fare attenzione e a tenersi lontano da ogni cupidigia. E, non a caso, quando “ci spiega la strada di salvezza, le beatitudini, la prima è la povertà di spirito, cioè ‘non attaccatevi alle ricchezze’: beati i poveri in spirito”, quelli che “non sono attaccati” alle ricchezze. “Forse ne hanno –ha osservato il Papa– ma per il servizio degli altri, per condividere, per fare andare avanti tanta gente”.
Qualcuno, ha aggiunto, potrebbe chiedere: “Ma, padre, come si fa? Qual è il segno che io non sono in questo peccato di idolatria, di essere attaccato o attaccata alle ricchezze?”. La risposta è semplice, e si trova anche nel Vangelo: “dai primi giorni della Chiesa” c’è “un segno: fate l’elemosina”. Però non basta. Infatti se io do a quelli che hanno bisogno “è un buon segno”, ma devo anche chiedermi: “Quanto do? Quello che mi avanza?”. In tal caso “non è un buon segno”. Devo, cioè, rendermi conto se donando mi privo di qualcosa “che forse è necessario per me”. In quel caso il mio gesto “significa che è più grande l’amore verso Dio che l’attaccamento alle ricchezze”.
Quindi, ha sintetizzato Francesco, “prima domanda: ‘Do?’”; seconda: “Quanto do?”; terza: “Come do?”, faccio cioè come Gesù donando “con la carezza dell’amore o come chi paga una tassa?”. Ed entrando ancora più nel dettaglio ha chiesto: “Quando tu aiuti una persona, la guardi negli occhi? Le tocchi la mano?” Non bisogna dimenticare, ha detto il Pontefice, che chi abbiamo di fronte “è la carne di Cristo, è tuo fratello, tua sorella. E tu in quel momento sei come il Padre che non lascia mancare il cibo agli uccellini del cielo”.
Perciò, ha concluso, “chiediamo al Signore la grazia di essere liberi da questa idolatria, l’attaccamento alle ricchezze”; chiediamogli “la grazia di guardare lui, tanto ricco nel suo amore e tanto ricco nella sua generosità, nella sua misericordia”; e anche la grazia “di aiutare gli altri con l’esercizio dell’elemosina, ma come lo fa lui”. Qualcuno potrebbe dire: “Ma, padre, lui non si è privato di niente…” In realtà, è la risposta, “Gesù Cristo, essendo uguale a Dio, si privò di questo, si abbassò, si annientò”».

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